Sembra scritto per me


E un gigantesco GRAZIE all’Amica Novalgina90100 che me l’ha inviata :mrgreen:

Blocco natalizio

Il 31 Ottobre il mio blog ha compiuto il suo sesto compleanno, ed è stata la prima volta che non sono riuscita a confezionare un post natalizio, nè ad agghindare la mia casina con qualcosa di festaiolo. Quel che è più grave per me, risulta il non essere riuscita a passare a salutarvi uno per uno, come per tradizione ho sempre fatto, anche quando non me la passavo propriamente bene.
Spero mi perdonerete, ma sono state giornate strane.
Ammetto che da quando ho il Blackberry ed ho scoperto il favoloso mondo di Twitter, spesso arrivavo a casa alla sera, e l’accendere il portatile era l’ultimo dei miei pensieri, visto che consultavo la casella mail direttamente dal telefono.
Le ultime settimane sono state molto impegnative dal punto di vista lavorativo (normalissimo se vogliamo collegarlo alla chiusura dell’anno), e fra spostamenti, cene e attacchi di sonnolenza acuta fra un impegno serale e l’altro, devo dire che non ero messa benissimo. Addirittura sono giunta a collezionare un numero record di ore di sonno nello scorso week-end, frazionate fra le parentesi notturne e gli abbiocchi pomeridiani, interrotti solo dalle pause pranzo e cena.
Praticamente mi sono lasciata andare dopo le tensioni maturate nei giorni precedenti, con la figlia che ogni tanto ‘batteva in testa’, e mia madre sempre più incomprensibile nelle sue logiche distorte.
Ammetto di aver cercato per casa il libretto di istruzioni per l’uso della Pina, casomai avessi scordato i procedimenti per approcciarmi a lei.
Dicevo al mio Principe giusto qualche giorno prima, che stavamo quasi a metà settimana e ancora non si era capito dove saremmo andate a festeggiare Natale. Mio fratello ci avrebbe volute in Valle d’Aosta, ma mia madre si era illusa che avremmo ricevuto l’invito da parte di mio cugino, e quindi accampava mille scuse per non salire in montagna. Confesso che ero tentata di lasciarla a casa a sola, prendere la pupa e partire, ma siccome ho un cuore, alla fine mi è toccato assecondare i suoi capricci e siamo rimaste a casa.
Come avevo detto a più riprese in precedenza, già il fatto che si trascorresse il Natale fuori dall’ospedale era la conquista più grande, che poi l’abbiamo festeggiato alla cavolo, è un altro discorso.
Per me il momento più bello è stato alla mattina della Vigilia quando ho fatto svegliare prestissimo Bab, e ci siamo messe in auto per raggiungere la sorpresa che avevo ideato per lei. L’ho portata a Serravalle Scrivia all’Outlet per farle scegliere il suo primo piumino Moncler, per una volta non ho badato a spese, l’importante per me, era farla felice e penso proprio di esserci riuscita.
Alla Pina abbiamo comprato una batteria di pentole in ceramica, vestirla è diventata un’impresa, perchè lievita come un offella, a ogni sguardo.
La sera della vigilia (noi non la festeggiamo), al termine della veloce cena a base di quei nuovi ravioli di Giovanni Rana ai gamberetti (io li ho trovati disgustosi), è emerso che mia madre li aveva comunque cucinati nonostante avesse trovato stampigliata all’interno dell’involucro una zanzara, e dopo aver scoperto a fine pasto che la mia genitrice aveva intimato a Bab di non farne parola, altrimenti ben sapeva che manco mi sarei seduta a tavola per lo schifo; complice il bicchiere di lambrusco consumato al pasto, ho dato fuori di brutto e la serata è finita con un violento litigio.
L’atmosfera pesante si è trascinata pure ieri, quindi è andata a finire che il pranzo di Natale io l’ho consumato in camera mia, con l’aggravante che mia madre di solito attenta alle etichette di lavaggio, ha messo in lavatrice il mio elegante twin set di cashmere trasformandolo in un completino di lana cotta che può andar bene ai miei bassotti.
Insomma per farvela breve, non ho visto nè Spirito nè gioia del Natale, andremo a cercarla sugli sci, sperando che qualche giorno fuori dalle palle possa contribuire a smorzare l’aria pesante che si è creata in casa. E che nel frattempo mia madre si ravveda e mi rimborsi il danno, altrimenti le prendo a forbiciate il suo giaccone preferito.
Last but not least un ringraziamento speciale al mio Principe, che ancora una volta è riuscito a sorprendermi regalandomi oltre alla bag LV che sognavo, ma non me l’aspettavo e al libro di ricette di Gordon Ramsay, una cena indimenticabile a Parma dal nostro Amico chef Marco Parizzi, il nostro Natale anticipato unitamente alla Vigilia a spasso con Bab, sono state le gioie più grandi.
Sono in clamoroso ritardo per augurarvi il Buon Natale, ma vi ho pensati tutti ricordando quanto ci siete stati vicini lo scorso anno, e quindi spero che la gioia e l’armonia non abbiano scordato l’indirizzo di casa vostra, come invece è successo a me. :mrgreen:

Mai dire chef! Seconda parte: La groupie (mancata) che c’è in me

Fin qui devo dire che stiamo mangiando bene, il pane fatto in casa è delizioso, la saletta dove siamo sistemate, inizia a popolarsi e in meno che non si dica siamo circondate da habitués, che vengono salutati con ampi sorrisi dal patron, e a me ‘sta cosa come potete immaginare, imbestialisce non poco. Chi siamo noi per meritare ‘sto trattamento rasente l’indifferenza? Avremmo potuto diventare potenziali clienti fisse, no? Possibile che l’idea non gli passi manco per un attimo, nel suo testone ipertricotico?
Finiamo l’antipasto condiviso con Bab che ha sforchettato allegramente saltabeccando da un piatto all’altro, e nel frattempo vedo che i vicini alla nostra sinistra, hanno ordinato gran parte del menu lanciandosi nell’abbinamento di alcuni vini dalla gradazione ardita.Immagino che poi a fine pasto s’accamperanno per smaltire i fumi dell’alcool, non vorrei averli dietro in ‘processione’ quando ce ne torneremo a valle.E qui il patron fa il saputone sciorinando le sue conoscenze enologiche, con una simpatia che gli farebbe guadagnare una sediata sulla schiena. Il tavolo dietro di noi invece, è composto da un padre (separato) con figlio in affido domenicale, il quale annoiato abbandona il suo camioncino giocattolo, solo quando giungono le portate in tavola, e poi torna ad insidiare gli ippopotami, da me citati in precedenza.Premetto che l’uomo mi è stato simpatico, fino a quando non si è messo a parlare del Genoa con il proprietario che scodinzoloso stava già lì con il suo vino preferito, e due terrine di formaggio e pere. Ogni tanto spunta qualche invitato dal salone delle feste, che va a farsi una fumatina fuori, io mi schiaffeggio le mani per non continuare a spiluzzicare pane ed attendo che qualcuno si ricordi che l’appetito non ci manca e stiamo aspettando primi e secondo, sempre se quel secondo arriverà. Ma….sto sognando, o è la fame che mi sta giocando un tiro dei suoi? Vedo arrivare dalla cucina una forma di Parmigiano fumante, che sfila sul carrello spinto dal patron e si ferma proprio all’ingresso della sala del festeggiato. Ah, ci sono! Quella è la specialità della casa, servita in modo piuttosto scenografico: trattasi dei taglierini al doppio burro di malga, mantecati nella forma del prelibato Reggiano, con profumo di tartufo e timo. Dico profumo di tartufo, perchè del tubero ci stava solo l’olio per non dire il pensiero, e ciò giustifica il prezzo modico della portata. Fatto sta che prima vengono serviti tutti i commensali di là, e poi (finalmente) si ricordano di noi, nel frattempo la Pina si è già vista portare l’orata alla ligure, e la cosa mi tranquillizza. Me ne rimango lì con la forchetta a mezz’aria, aspettando il giudizio critico di mia madre che sta assaggiando il pesce cotto al forno, condito con olive, pomodorini e capperi: Il suo :”Mhhhh, che buono”, mi sdogana finalmente dal monitorare le sue reazioni e mi butto sui taglierini che sono buoni e abbondanti. Mia figlia li spazzola in un batter d’occhio, e poi incurante delle regole del bon ton, si fa scarpetta, mocassino e pure stivale, ripulendo il piano a specchio con dei grossi bocconi di pane. Forse è l’unica volta che vedo il patron accennare un sorriso al nostro tavolo, mentre ritira il piatto che sembra uscito dalla lavastoviglie.
“Allora Pina, è buona l’oratina?”
“Sì, sì…freschissima e fatta bene, senza tanti fronzoli e splendidamente sfilettata.”
Mi offre un assaggio, ma rifiuto, perchè il mio palato sta ancora elaborando quel buon sapore di latte di mucca all’alpeggio, di prati verdi e l’aroma del timo, che adoro. Adesso mi spuntano le treccine e poi vado fuori a fare una corsetta come Heidi, incurante che dopo la ringhiera, ci sta lo strapiombo.
Le due coppie del tavolo alla nostra sinistra, hanno ordinato il filetto di angus cotto nel fieno, e mia madre non può esimarsi dal curiosare, attirata dal fagottone di carta forno che una volta aperto dalla commensale più alla sua portata, rilascia una nuvola di vapore aromatizzato alle erbe e fiori di montagna. Vedo poi la sua faccia schifata mentre osserva la tipa che scansa il fieno con le posate dalla carne, e la battuta critica non tarda ad arrivare:
“Ah no, sarà anche buono, ma il pensiero che la carne è stata cotta al contatto con il fieno, mi fa specie, non sono un ruminante, se la mangino loro.”
Ed io: “Ma scusa, mica è letame, è semplice fieno, sono erbe commestibili e mica te lo devi mangiare!”
Al suo diniego schifato non replico, faccio per alzarmi un momento a sgranchirmi le gambe, ed ecco che vedo transitare l’ennesimo carrello che trasporta un arrostone gigante, ma stavolta a spingerlo non ci sta il patron, bensì LUI, Y.R., il ‘cuoco puffo’ come l’aveva battezzato la Clerici!!! Carinissimo nella sua divisa nera dai bottoni dorati, con cappello e grembiule rosso, madò che emozione, mi scappa un applauso concitato e istintivo che viene seguito a ruota dai presenti qui nella saletta, e in seguito dal gruppo festaiolo del salone. E non so come, mi esce spontaneo un urlo da groupie, manco avessi visto Mick Jagger: “Grande Y.!!!” e lui rivolgendosi proprio a me con un grandissimo sorriso:
“Il tempo di servire gli arrosti, e sono da voi!”
Cioè…da noi…noi?
Cioè…io la Pina e Bab?
Non ci posso credere!!!!
E Bab: “Mami, avevi pianificato tutto, sei mitica!!!”
Io annuisco alzando una cresta che al confronto il gallo cedrone si dovrebbe andare a nascondere, certo certo…ho pianificato tutto, come no….(ma dove???)
Inizio a tuccugnarmi nervosamente i capelli e tutta la mia parlantina e disinvoltura, vanno a farsi un giro…
E mo’ che gli dico, quando viene qui?
La mia ansia incalzante quanto un crescendo rossiniano, mi porta a tralasciare l’elemento potenzialmente pericoloso che siede alla mia sinistra qui al tavolo: mamma Pina e la sua disarmante spontaneità. Di conseguenza sono così presa nell’elaborare qualcosa di sensato e possibilmente non banale per complimentarmi con lo chef, che ignoro la presenza della mia mina vagante e ordino due ‘cioccopera’, perchè il dolce specialità del locale, è andato esaurito. E te pareva?
(2- Continua…)

Mai dire Chef! Prima parte: Andiamo a festeggiar….

Io sono la classica figlia che fa parte della categoria: ‘Meglio perderla che trovarla’. Rognosa, polemica, pignola, scassacazzo. Però sono anche capace di grandi slanci di affetto generosamente concreti, perchè mia madre (la mitica Pina), odia le smancerie di qualsiasi tipo, ed è più contenta se al posto di un bacio o un abbraccio, ci casca un regalino o un invito a pranzo. Mica stupida la signora, eh?
Fatto sta, che qualche annetto fa in occasione della ricorrenza della festa della Mamma, stanca di scervellarmi sul presentino da farle, ho deciso di prendere tre piccioni con una fava (dovevano essere due, ma io o faccio le cose per bene e in grande stile o niente)prenotando un lauto pranzo presso il ristorante di uno dei giovani chef che si avvicendavano su Rai 1 nel programma:’La prova del cuoco’. Trasmissione che a casa mia è seguitissima da anni, anche se mia madre è sempre molto critica con l’Antonellona, soprattutto quando si tuccugna i capelli e poi mette le mani sul cibo, senza lavarsi le mani.
We, io sarò pure zeneise, ma quando si tratta di far stare bene le persone che ho a cuore, non bado a spese. :mrgreen:
Fatto sta che una sera mi metto d’impegno e vado a cercare sul web il sito di questo ristorante che avevo sentito nominare durante una puntata della trasmissione, quando la Clerici incalza di domande lo chef di turno, nei 20′ che il cuoco ha a disposizione per disputare la gara culinaria.
Francamente la prima impressione non è stata favorevole in quanto la presentazione della pagina era piuttosto bruttarella e rustica, ma si sa che se si va al ristorante non si mangia il sito, quindi tralasciate le impressioni delle apparenze, ho dato una scorsa al menu, la storia e tutti i vari links, e mi sono convinta a telefonare.
D’altronde la proposta dei piatti era accattivante, e il pensiero di poter conoscere una ‘star’ televisiva facendo così un triplo figurone con mia madre e mia figlia, mi ha convinta che era la scelta giusta.
L’indomani telefono a mia madre e le dico di non prendere appuntamenti per la domenica, perchè si esce a pranzo.
“E dove mi porti?”
“Sorpresaaaa!!!”
“Uff, che antipatica che sei. Ma almeno dimmi se è vicino o lontano.”
Mi prendo tempo per fare un saltino sul ‘ViaMichelin’ e calcolare il percorso:
“Pina, stai tranzolla che sono solo 35 km.”
“Ah beh, sai che non mi piace stare in auto troppo tempo.”
Faccio per chiudere la comunicazione, e torna all’arrembaggio:
“Mi porti in quel posticino che conosci tu ad Arenzano????”
“Noneeeeeeeeeee! Basta, tieniti la tua curiosità e ci vediamo domenica!”.
Giunge così il week-end, ed io per fare la cose ancora più la ganassa, arrivo direttamente in auto dalla Germania, con la mia A6 Avant aziendale che c’aveva il navi di serie.
Ammetto che avevo pianificato tutto, ma non sapevo manco da che parte girarmi per raggiungere questa località sita nell’entroterra e pure abbastanza in alto. Dunque, piuttosto che stamparmi la mappa ho pensato bene di affrontare un viaggione con la macchinona, e dunque alla mezza della Domenica sono già lì sotto casa tutta agghindata come non mai, prevedendo di andare in un posto sciccoso.
Mia madre ancor prima di dirmi ‘ciao’, mi fa notare che la mia mise è un po’ troppo scollata (per lei tutto quello che non è a girocollo è scollato), e dopo essersi accomodata in auto esordisce subito con un:
“Vediamo di arrivare alla svelta, perchè inizio ad avere fame.”
Pura poesia….
Nel frattempo ho impostato il navigatore che ci indirizza verso l’Autostrada, e da lì dobbiamo raggiungere Busalla, per poi uscire e proseguire verso la meta su strade a me sconosciute.
Bab seduta dietro è tutta esaltata e continua a chiedersi dove le sto portando, io sono lì che guido e friggo al contempo, perchè sono convinta che le lascerò senza parole. Almeno, così penso.
Uscite a Busalla, continuo a seguire le indicazioni, e mia madre:
“Manca molto?”
“Oh, ma rilassati….stessimo andando ad Arenzano ci metteremmo di più!”.
Il navi ci fa uscire dal paese e ci indirizza verso la meta facendoci imboccare una strada talmente stretta, ma così stretta che mi fa pentire al volo di non aver preso la più maneggevole e piccola VW Polo. Un simpatico cartello annuncia 3 km di curve, ed io inizio a sudare copiosamente nella mia camisella di seta. Se non altro penso a qualche disgraziato che potrebbe scendere in senso opposto da un momento all’altro, ed io con la mia fortuna, non saprei come fare per scansarmi visto che alla mia destra oltre ad esserci la banchina cedevole, ci sta pure la quasi totale assenza di guardrail. Zittisco persino la voce del navi, perchè sono così tesa che mi da fastidio tutto e non vedo il momento di giungere alla meta. Sul display vedo la bandierina a scacchi, ma pure il tracciato ancora da percorrere, che non è proprio una passeggiata.
Belin, questa non è sicuramente la strada da percorrere dopo aver buttato giù qualche calice, secondo me al ristorante non tengono nemmeno la carta dei vini, per non avere poi la clientela sulla coscienza.
Dietro di noi si è formata una discreta coda di auto, quindi mi innervosisco il quadruplo, ma d’altronde più di così non posso fare e da quello che penso di intuire, stiamo raggiungendo tutti la stessa destinazione. Mi viene in mente come in un flash che è giorno di Prime Comunioni e quindi nulla di più facile che ci sia la sala prenotata per questo evento.
La Pina che per la cronaca soffre terribilmente il mal d’auto, ha un colorito grigiastro e mi chiede di impostare le curve in modo meno arrembante, al chè cerco di mollare le mie velleità da pilota di rally e torno a fare la conducente formato famiglia, l’ultimo tornante ci regala l’immagine di una Madonnina bellissima piazzata in una nicchia della roccia a strapiombo sulla nostra sinistra e finalmente il percorso torna in piano chiudendosi in un grosso piazzale. Teoricamente dovremmo essere arrivate. Ma com’è che non c’è un cartello o un’insegna che indica il ristorante? Vedo una costruzione grigia, bassa e bruttarella con una verandona molto anni ’70 dove sono appese le placche dei gelati, a fianco ci sta il Santuario e qualche centinaio di metri più avanti, una strada che sale per i boschi ed una casa privata.
Mi sa che ho sbagliato qualcosa, ma la meta è questa, tutto corrisponde.
Scendiamo dall’auto, e mia madre riprende al volo un po’ di colore, io mio guardo attorno fingendomi sicura di me, ma francamente non ci sto capendo nulla: dove cavolo siamo finite?
A giudicare dall’odore di fritto, dovremmo essere sul retro del ristorante, ma siccome ‘sto coso mi pare tutto meno che un locale, decido con i miei tacchi a spillo di farmi un ciappellino di strada in salita sperando di vedermi palesare innanzi un locale super chic, decisione di cui mi pento subito amaramente, al punto che ridiscendo con la classica andatura di una che sta calpestando le uova.
Bab e mia madre mi guardano con un grosso interrogativo a led luminosi, ed io:
“Ragazze, vi ho portate a pranzo nel locale di Y.R.!”
E mia madre: “Ah sì? e dov’è?”
Uggesù, quando mostra questo entusiasmo da patibolo, mi fa staccare anche le perline dal paralume che tengo a casa. “Mami, sei un mito!” Urla Bab saltandomi addosso e buttandomi le braccia al collo. Almeno lei apprezza, vedo.
E la Pina, sempre molto pragmatica e poco affine ai ghirigori:
“E dove sarebbe?”.
“Calmaaaaa, adesso ci arriviamo!” e le porgo il braccio con fare galante, mentre penso se il posto è giusto, non vorrei che il locale sta da un’altra parte e ci troviamo in un punto di ristoro a mangiare pane e salame su di una tovaglia a quadrettoni.
I commenti di un capannello fermo alla ringhiera ad ammirare la Madonnina, mi leva dagli indugi, stanno parlando dello chef, allora è tutto ok, siamo nel posto giusto.
All’ingresso della veranda veniamo accolte dal proprietario che è il cognato della star, ed è di un malmostoso incredibile. Va bene che noi liguri non siamo mostri di simpatia, ma ‘sto qui è proprio un concentrato di ‘muscio’ pazzesco.
Io pensavo che il verandone fosse solo apparenza, ma pure all’interno il locale era nello stesso stile délabré e terribilmente datato con tanto di pareti perlinate a metà (pareva la trattoria della Gina)ed i muri scoperti in strullato erano rivestiti di una patina caliginosa, dovuta al lavoro della grossa stufa a legna piazzata in mezzo al locale. Una bella mano di bianco non avrebbe affatto guastato. Veniamo fatte accomodare a un tavoletto d’angolo, perlomeno da lì riusciamo ad avere la visuale sull’ingresso ed il salone che è stato interamente prenotato per festeggiare un comunicando. Se l’avessi saputo prima, col cavolo che mi mettevo tutta sciccosa, un paio di jeans e una camisella avrebbero fatto la stessa figura, qui di lussuoso non c’è proprio nulla.
Ne abbiamo la riprova quando ci vengono consegnati i menu, stampati su fogli A4 e pure pieni di correzioni, che poi vengono di nuovo rettificate dal patron, nel momento in cui passa a prendere le ordinazioni. Cioè, prima mi fai venire l’acquolina e poi mi dai la mazzata? Non esiste proprio!!!
Decidiamo (io e la Pina) di prenderci due antipasti e Bab preferisce passare la mano, riservandosi il piacere di fare un assaggio delle nostre portate. Poi, ordino due primi (per me e Bab) e la Pina vorrebbe passare direttamente al secondo, ma il suo desiderio di orata alla ligure viene smorzato dal patron che, sempre con il suo modo di fare assai scontroso, l’avvisa che non v’è certezza sulla disponibilità del pesce, tutto dipende dalle scelte degli avventori della sala festaiola: se qualcuno rinuncia al piatto, allora potrà essere accontentata, altrimenti dovrà accontentarsi di qualcos’altro. Mai visto un locale dove acquistano il pescato col bilancino, eccheccazzo!
Fra l’altro, noto che l’orata è l’unico pesce presente nella lista, per il resto sono tutti secondi a base di carne.
Tengo pure a specificare, che le nostre scelte non sono state troppo apprezzate dal proprietario, in quanto pareva un disonore che mia figlia rinunciasse a prendere l’antipasto (povera, il giorno prima non era stata troppo bene), e lì mi era venuto lo sghiribizzo di dirgli che il coperto l’avremmo pagato comunque; poi anche il fatto che avessimo slalomato le comande senza prendere il trio ‘antipasto-primo-secondo-’ pareva una scelta al risparmio. Ed ho notato quanto guardava male la mia borsa Vuitton, mi ha fatto sentire una pezzentona, ma cosa si aspettava, che arrivavano tre maiale all’ingrasso? Io se mangio le tre combinazioni, poi mi devono portare via con il carro ponte, non lo faccio per grettezza, ne va di mezzo la mia salute, eccheccavolo!
Consumiamo dunque l’antipasto (ottimo) con un incombente ‘ansia da orata’, perchè mi scoccerebbe che mia madre vedesse delusa la sua aspettativa, vorrei che tutto fosse perfetto e renderla felice in questa giornata festaiola, anche se finora per quanto stiamo mangiando abbastanza bene, mi rendo conto che da questa giornata m’aspettavo forse tutta un’altra cosa. Dalla location in primis, all’accoglienza. E mentre si pranza, mia madre ne ha da dire sul muro fuligginoso, sulle perline alle pareti, sulla collezione di ippopotami dello chef, che fa mostra di sè in ogni angolo del locale, toilettes comprese.
Non è che in un adito di dannunziana memoria, nel salone a fondo tavolata al posto della tartaruga imbalsamata morta d’indigestione, ci sta un Pippo della ‘Lines’? (1-Continua…)

Cose dell’altro mondo

Ma quanto si stava bene quando la cucina della casa della mia infanzia era così stretta che c’era spazio solo per noi seduti al tavolo e la radio allietava i nostri pranzi e cene, con le notizie del GR1 e il Bollettino dei Naviganti?
Lo pensavo ieri sera, dopo un servizio del TG5 che da dato il ‘la’ ad una di quelle discussioni che partono ‘così tanto per’, e poi degenerano, non sempre in bene.
Stavamo a tavola (io, Bab e nonna Pina) e si guardava il telegiornale di casa Mediaset, che ha lanciato uno di quei servizi di cui si sarebbe volentieri fatto a meno, visti i tempi che corrono. Parlavano della Fiera del lusso che si teneva in questi giorni a Verona e l’inviata, simpatica quanto una sassata in fronte, ironizzava sull’eventualità di rottamare il nostro yacht che non ci piace più, in nome del nuovo trend dei cabinati. Magari la giornalista in questione aveva in precedenza aveva spernacchiato l’altra originalona Francesca Grimaldi del TG1, quando provando la nuova Ferrari cabrio, sosteneva che il prezzo del bolide, valeva la messa in piega delle aspiranti proprietarie.
Fatto sta che fra le varie novità per i ganassa più sboroni, ci stava una bara in radica, denominata: ‘Lazzaro’, capace di emettere un allarme acustico, in caso il defunto tornasse in vita durante le esequie o ancor peggio, al momento della tumulazione.
Mia madre allora esordisce subito con commento dei suoi, riferendosi a un nostro Amico di famiglia venuto a mancare qualche giorno fa:
“G. non ne ha più bisogno, è diventato un mucchietto di cenere.”
Ed io:
“Ah, si è fatto cremare pure lui?”
Replica della Pina:
“Sì, sì e l’hanno tumulato nel fornetto con suo padre.”
“Ah, bene….Beh, ti ricordo che pure io voglio lo stesso trattamento, casomai ti sei scordata.”
E Bab:
“Mami, ma non è un po’ presto per parlarne?”
“Ma no, era giusto per ricordarvelo: sapete bene che patisco il chiuso e non potendomi permettere una ‘Lazzaro’, non vorrei svegliarmi come in quel famoso telefilm di Hitchcock. E poi non voglio stare in terra e nemmeno nel cemento, ho bisogno di spazi aperti. Niente fiori da portare…libertà assoluta.”
Mia madre caccia il colpo da maestro: quando si dice che una madre pensa proprio a tutto:
“Ma io avevo pensato di farmi cremare pure io, così che nella nostra tomba c’è spazio pure per te e per….lei!”
E indica Bab che sbianca e si cimenta in un florilegio di corna, una lumachiera al confronto è un boschetto.
Ho avuto un mancamento, immaginando tutti i calcoli che si è fatta ‘sta donna per esordire con una simile cagata, al chè mi sento di correggerla subito:
“Ma guarda che io voglio che le mie ceneri vengano sparse in mare a San Fruttuoso, così che vi fate una bella gita, una bella mangiata alla mia salute, spargete le ceneri e già che ci siete, potete anche cantare. Non potete immaginare quanto mi fareste felice.”
E di nuovo la Pina:
“Seeee, figurati se vado fin là, con le gambe che non mi reggono. Magari vuoi pure l’orchestrina.”
Ed io:
“Ma ci andate in barca, no? L’orchestrina ci sta benissimo! E comunque ricordati che le volontà del defunto vanno sempre rispettate, altrimenti verrò di notte a tirarti i piedi!”
E mia madre:
“E se lanciassi le tue ceneri nel primo fosso che mi capita a tiro, vale comunque?”
Oh, mi vuole proprio bene, eh? o_O

Consigli per gli insulti

Stasera come special guest, si esibira’ il trio: ‘Meco(joni), Stica(zzi) Tac(ci tua)’. C’e’ un tavolo per te, nel prive’.
E VAFFANCULO!

Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!

Aggiornato il 28/11/2011

Riprendo dal blog dell’Amica Virginia:

L’opinione del popolo del web può influire su una controversia legale? Probabilmente sì, perché siamo sulla buona strada. ”Quelle campane” l’hanno sentite suonare in molti, e hanno fatto un frastuono che è arrivato fin là. Erano talmente tante che hanno dato fastidio, facendo sobbalzare qualcuno che adesso sembra iniziare a ragionare…ma ancora niente è cambiato perché dal 3 dicembre Gardaland sarà Magic Winter per tutti, tranne che per le persone con sindrome di Down. Perciò vi diciamo che noi continueremo a suonare le nostre trombe, e se continuerete a suonare le vostre campane, un giorno non troppo lontano, forse le sentiremo suonare a festa!

Le campane sono quelle che insieme abbiamo suonato la volta scorsa e che ora, in prossimità dell’apertura natalizia di Gardaland siamo chiamati a suonare ancora. Chi avesse ancora perplessità circa un intervento così ” vistoso ” penso che possa ricredersi. Nessuno è venuto a bussare alle nostre porte per presunta diffamazione del parco, anzi, Antonella ci dice il contrario. La nostra è stata una semplice constatazione di fatti: Gardaland non vuole i ragazzi Down, noi non vogliamo Gardaland, così, semplice semplice.

Trisomia 21 Onlus anche a nome del CoorDown (Coordinamento Nazionale persone con sindrome di Down), ringrazia tutti coloro che, dopo aver letto la notizia pubblicata in questo blog “Forse non sapete che“ ,si sono attivati per esprimere il proprio dissenso, criticando la presa di posizione di Gardaland. Questo è infatti l’unico parco al mondo che, con tanto di cartellonistica, vieta l’ingresso alle persone con disabilità intellettiva.
Di fatto, non potendo accertare la disabilità intellettiva degli ospiti, le uniche persone a cui viene impedito l’accesso alle attrazioni dagli addetti alla sicurezza sono quelle con sindrome di Down, quindi discriminate unicamente sulla base dei tratti somatici.
Tutto ciò è gravissimo, non per l’entità del divieto, ma perché dietro a tale diniego si cela qualcosa di più complesso che si chiama discriminazione.
Di questo si tratta. Una discriminazione. E piccola o grande che possa sembrare a chi non la vive, è sicuramente pesante e umiliante per chi la subisce… [ continua ]
Alle amiche e agli amici di questo blog la preghiera di divulgare, ancora una volta – e speriamo sia l’ultima – il contenuto di questo post o di quello di Antonella. Potete copiarlo, modificarlo, scriverne uno nuovo che contenga lo stesso messaggio, ma per cortesia, come la volta scorsa, mantenete lo stesso titolo. Tenetelo in evidenza da adesso fino all’8 gennaio, sarà il nostro regalo natalizio per il sig. Gardaland. Naturalmente aggiungete la lista degli amici che ne parlano!

No Down? No Gardaland! IO BOICOTTO IL PARCO GIOCHI!!!

Gardaland ” NO DOWN “, ne stanno parlando:

Trisomia 21: ” Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del web! “
Trisomia 21: ” Forse non sapete che ”
Trisomia 21: “Gardaland: “Le due campane: Attrazione accessibile a tutti. “
Trisomia 21: ” Gardaland: quando a rispondere è un bimbo con la forza della semplicità “
Trisomia 21: ” Gardaland: la lunga storia infinita… tutto ha un limite però!
Mizaar: ”I down a Gardaland sono down”
Mizaar: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web! “
Mizaar: “Gardaland: Senti quante campane suonano!”
Mizaar: “Gardaland’s saga”
Accanto al camino: ” Gardaland: l’omino coi baffi e la macchina del tempo “
Accanto al camino: “Gardaland: Senti quante campane suonano! ”
Tagli e intagli: “Merry go round……dov’è il posto per Jim Crow su questa giostra?”
Vinofollia: “JURASSIC PARK =GARDALAND”
Buona Cucina: “A Gardaland qualcosa si è inceppato”
Buona Cucina: ” Gardaland: Senti quante campane suonano!
Unpodimondo: ” Caro Babbo Natale, mi porteresti sulle giostre di Gardaland con te? “
Unpodimondo: “Gardaland Halloween: Divertimento Mostruoso… per tutti ma per qualcuno ancora di più!”
Unpodimondo: “Ancora su Gardaland e le persone Down: due articoli da “Il Mattino di Padova” e “Affaritaliani.it”
Un po’ di mondo: ” Gardaland: testimonianza di Ketty “
Mentre aspetto:“Gardaland:Senti quante campane suonano!”
Paperi si nasce: “Gardaland:Senti quante campane suonano!”
Paperi si nasce: ” Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web! “
L’Architettura è un fatto d’arte: “Gardaland: Senti quante campane suonano!”
Non Solo Lilla: “Gardaland: Senti quante campane suonano!”
Silykot: “Gardaland: Senti quante campane suonano!”
Sdreng boys: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Libera…mente: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
C’è di mezzo il mare: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Terra e Libertà: ” Le assurde discriminazioni di Gardaland “
Arti e bagagli: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Pretty in pink: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Chit blog: ” Gardaland parco di divertimenti ma non per tutti! “
Marghian: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Silvia in fondo al cuore: ” Gardaland: Senti quante campane suonano
Farfallaleggera: ” Gardaland “
Mariellablog: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Tre svitate in cucina: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Ariel: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Timidamente in piazzetta: ” Gardaland: Senti quante campane suonano! “
Acquavivascorre: ” Le campane che non suonano a Gardaland “
Mentre aspetto “da una nota un concerto,la potenza del web”
Accanto al camino ” Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web! “
Prettyinpink: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Voglia di cucina… Voglia di sognare… ” Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web! “
In fondo al cuore: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Semprevento : “Gardaland? E noi diversamente ci divertiremo!”
Lella: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Silykot : “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Nino la Rosa: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Profumo di donna: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Oggi cucino io : “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Nonsololilla: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Sdreng boys: “Gardaland: da una nota un concerto. La potenza del web!”
Lisboantigua: ” Gardaland “
Ecce Clelia: ” Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del web! “
■Mariella1953: ” Questo blog aderisce alla campagnia per la libertà di gioire lanciata da AT21 “
Il giardino dei sapori e dei colori: ” Gardaland: da una nota, un concerto. La potenza del web! “
Il giardino dei sapori e dei colori: ” Gardaland: senti quante campane suonano! “
Equilibrismi: “Boicottare Gardaland, tante buone ragioni”.

Rose rosse. Per me?

Questa è proprio fresca di un’oretta fa.
Me ne sto bella pacifica alla finestra del mio ufficio, intenta a slinguazzare la cremina che è rimasta nel bicchierino del caffè ormai vuoto, e sento bussare alla porta.
“Dottoressa, ci sono dei fiori per lei.”
Chi mi conosce, sa benissimo che non amo ricevere fiori in quanto trovo che sia innanzitutto una spesa inutile soprattutto in questi tempi di crisi, e poi se proprio devono essere, bisogna centrare i miei gusti che non sono affatto prevedibili e scontati.
A me piacciono solo le rose bianche, e i tulipani.
E comunque se non mi regalano nemmeno quelli, sono più contenta.
Non sono belli i fiori quando possono godere di vita propria senza essere recisi?
Tutto ‘sto ragionamento lo formulo mentalmente nel breve tragitto che percorro dalla finestra, fino a raggiungere la porta.
Apro, e vedo il fattorino del fiorista che regge un mazzo di rose rosse, e fra i boccioli vedo spuntare un bigliettino.
Dietro l’uomo delle consegne, guardacaso si è già formato il finto viavai ‘casuale’ di colleghi che, combinazione movimentano il corridoio ostentando finta indifferenza. Come se non l’avessi capito che stanno lì più curiosi di una scimmia e vorrebbero saperne qualcosa di più.
Se si aspettano una reazione alla Wanda Osiris, allora hanno sbagliato soggetto, in questi casi altro che mossettine e risolini, divento più vigorosa di un camallo incarognito.
Ricevuto il voluminoso mazzo, richiudo la porta con una vigorosa pedata e dopo aver piazzato tutto ‘sto ingombrante ben di Dio sulla scrivania, mi vado a leggere il bigliettino giusto per capire chi ha il buontempo di corteggiarmi, ben sapendo che con me: ‘no trip for chets’.
La grafia è impeccabile (e riconoscibilissima), leggo la singola riga scritta, e……
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA!!! Non riesco a smettere di ridere, addirittura cambio pure gli occhiali pensando di aver tralasciato qualche vocale e consonante, strada facendo.
Il biglietto, recita così: “Sonja, provo una forte TRAZIONE per te.”
E chi sono, io? Un Land Rover?
Non ci metto molto a capire di chi si tratta, mesi fa gli dedicai questo post, dunque il soggetto è recidivo. :mrgreen:
A quanto pare, ciclicamente al mio AD parte l’ormone e tenta l’ennesimo assalto alla mia fortezza, sarebbe da premiare solo per la costanza, viste le numerose porte che gli ho già chiuso in faccia :D
Stavolta ha voluto fare lo splendido con questo gesto plateale e direttamente sul luogo di lavoro, ma lui non è Richard Gere ed io sono più sfuggente di Fantomas.
Com’è andata a finire?
Il biglietto l’ho appeso in bacheca, e le rose stanno viaggiando sul sedile posteriore dell’utilitaria della mia segretaria.
Il diretto interessato, è passato a chiedermi se era tutto ok ed ho visto che con una sola occhiata mi ha passato ai raggi X tutto l’ufficio.
Non è che adesso va a telefonare al fiorista chiedendogli come mai non ha effettuato la consegna?
Io sto schiscia e faccio finta di niente, se solo lo guardo in faccia, mi viene da ridere.
Sono senza cuore, lo so……

Credete che sia finita qui? Naaaaaa!!!!
L’Amico Ralph Magpie, dopo aver letto della mia disavventura, ha voluto omaggiarmi di un post che merita di essere letto a più riprese, perchè è semplicemente fantastico. Non vi anticipo altro, scopritelo da voi ;)

Il vespino scurèggento

Mercoledì mattina mi giunge un sms di mia figlia:
“Mami, posso fare il patentino? Ti prego, non dirmi di no, ti prego!!!”
Ecco, questo è uno di quei momenti in cui ci si rende conto che fare il genitore è un vero mestiere, di una pesantezza estrema, soprattutto quando si è apprensivi come la sottoscritta.
Io non sono la mamma chioccia, noooo! Io sono un campanone di vetro, ma di quelli spessi così!
Fingo apertura, le consento di fare tutto nei limiti legati alla sua età, ma dentro di me è come se un punteruolo mi pungola lo stomaco e non sono tranquilla finchè non mi sono sincerata che è tornata a casa. Giusto per farvi un esempio, al parchetto giochi le vietavo di salire sull’altalena, perchè avevo la fissa che si sganciasse il seggiolino, se proprio voleva farlo, allora non doveva essere contemplata la mia presenza.
Da quando ha iniziato a frequentare l’ITAS, mi ha dimostrato di cavarsela egregiamente con i mezzi di trasporto, saltando con disinvoltura dalla radiale al treno al pullman in tutta tranquillità, e perlomeno lì adesso sono un pochino più con l’animo in pace.
Sono un po’ più agitata, quando mia madre la manda a fare la spesa con la bicicletta, perchè dove risiediamo ora, non è un grosso paese, ma la gente in auto sfreccia con troppa disinvoltura e si sa che le cose capitano in un attimo.
Fatto sta, che questa sua richiesta mi ha turbata non poco, e non sapendole dare una risposta immediata, mi sono limitata a replicare che ne avremmo parlato al mio ritorno a casa da lì a qualche giorno.
Ragionevole e giudiziosa come al solito, mi ha scritto che era d’accordo e per un attimo ho ripensato a me alla sua età: la storia in quel caso è stata differente.
Innanzitutto i tempi erano diversi, perchè per condurre un motociclo di piccola cilindrata non serviva il patentino e dunque a 14 anni una volta superato l’ostacolo degli esami delle medie inferiori, in cima alla wishlist ci stava proprio il motorino.
Io non ho fatto eccezione, e con la mia craponaggine ci ho messo un po’ per smuovere i miei che continuavano a temporeggiare, mentre la maggior parte dei miei coetanei aveva il suo bel ‘Ciao’ nuovo fiammante. L’ostacolo maggiore in questo caso era mio padre che, memore di un incidente accadutogli nel lontano 1966 (mentre scendeva da Apparizione con il suo vecchio ‘Benelli’ gli rimase il manubrio in mano), aveva dichiarato guerra alle due ruote e l’inquietava anche solo la vista di un qualcosa di motorizzato. Mia madre invece che è sempre stata un po’ scavezzacollo, sognava a sua volta il motorino, ma non apprezzando il ‘Ciao’, perchè a suo dire era troppo spoglio e bruttarello, preferiva l’altro prodotto di casa Piaggio, il ‘Sì’ e in poche parole, se davvero volevo spostarmi su due ruote non avevo alternativa: o il ‘Sì’, oppure un secco ‘no’ appiedato.
E’ andata a finire che dopo tanto ravanare il motorino è arrivato, ma non era quello che desideravo, e lo odiavo con tutte le mie forze, al punto che una volta cercai pure di farmelo rubare, ma fui sgamata da un conoscente e di conseguenza al ritorno a casa, pestata col battipanni e condannata all’appiedamento o in alternativa i sempiterni mezzi ‘Amt’.
Così mia madre continuò a circolare con il ‘Sì’ che oramai era diventato suo a tutti gli effetti, e mio padre mosso a compassione, decise di farmi il regalone a Natale, comprandomi un vespino di seconda mano, perchè a suo dire era più stabile e sicuro.
Non era sicuramente un mostro di bellezza, e ad ogni accelerata sembrava di sentire un’orchestrina di petomani tenuti a dieta fagiolara, ma con un po’ di creatività e pazienza sono riuscita a personalizzarlo, e ne andavo orgogliosa. Dunque con ogni tempo, mi si vedeva sfrecciare per la città con la mia chioma cespugliosa e l’abbigliamento goth che mal si coniugava con la solarità del mezzo tinto di un bel lilla, e sella bianca. E sulla pedana ci trasportavo di tutto, dalla collezione di lp all’attrezzatura per le immersioni, quasi fosse un Ape stilizzato con una ruota in meno e senza cassone.
Con l’avvento dei 18 anni e la mia prima auto, il vespino iniziò a conoscere un veloce declino finchè a malincuore decisi di venderlo ad un appassionato che lo custodisce tutt’ora, e solo dopo alcuni anni mi è tornata la passione per le due ruote grazie alla Ducati, qui troverete il post scritto parecchio tempo fa che narra proprio di questo grande amore.
Chiusa la divagazione, torniamo ai fatti.
Mi sono trascinata tutti i miei ragionevoli dubbi nei giorni a venire, finchè ieri finalmente ho avuto occasione di parlarne con Bab.
Volevo innanzitutto sapere dove si teneva il corso, l’eventuale costo e saggiare le sue reali intenzioni: perchè il patentino? Improvvisamente le è venuta voglia di scooter?
E già me la immaginavo sfrecciante on the road, con la sottoscritta a casa armata di Maalox e telefono alla mano.
E se le avessi detto di no?
Belandi, mica potevo fare quella che dispensa buoni consigli, visto che sono il primo pessimo esempio!
Ancora una volta la sua saggezza mi ha messo l’anima al tappeto.
“Mami, ma io volevo fare il patentino, perchè così imparo la segnaletica stradale e sono più sicura anche quando vado in bicicletta. Però sai ho deciso di rinunciarci, perchè perderei 13 ore di scuola e penalizzerei il tempo dedicato allo studio.”
“Ah, ma allora non vuoi lo scooter?”
“Non nego che mi piacerebbe, ma poi so già che staresti in pensiero. E poi mi sono bastati i tuoi racconti del vespino scurèggento per capire che forse è meglio ch’io continui a spostarmi con la bici. Magari, poi quando avrò 18 anni mi farai portare il tuo Ducati?”
“SCORDATELO!”
“Ma dai, stavo scherzando!!!! Di pazze in casa, ne basta una!”
Confesso che le avrei dato volentieri un gnocco sull’uéggia dolente, ma davanti a quel sorriso irresistibile non ho potuto fare altro che mettermi a ridere e abbracciarla forte.
Mi sono risparmiata un mal di stomaco. :D

Genova mia, resisti!

Perdonatemi fin d’ora se questo post sarà un’accozzaglia di pensieri buttati lì, ma stamattina proprio non riesco ad essere lucida, mi sembra di aver fatto un giro nella centrifuga di una lavatrice industriale.
E’ proprio vero che, come per tutte le prove che la vita ci mette davanti, finchè non ci si trova ‘dentro’, le cose si capiscono, ma non fino in fondo.
E un bel giorno, scopri che la tua amata città,sotto l’asfalto che fino a ieri hai calpestato e percorso, custodisce un terribile segreto, che poi tanto segreto non è: una ‘bomba H’ fatta di condotte che incanalano forzosamente i corsi d’acqua, per lasciare spazio alla cementificazione selvaggia.
In gergo, si dice: ‘tombare’
Lo capirebbe pure un deficiente (ma non l’ha pensato chi ha dato l’ok per dare il via a queste opere, ed è gente che ha studiato, no?), che se a monte un corso d’acqua s’ingrossa per le continue piogge e i detriti che trascina con sè durante la veloce discesa, poi la condotta stretta non ha la capacità di contenere l’enorme massa e da qualche parte, necessariamente deve esondare.
Dunque, quel ‘rivolino’ chiamato Bisagno che non è mai stato dotato di scolmatore (previsto e non realizzato) e con lui il Fereggiano forzosamente deviato nel torrente Sturla (sappiate che i piloni della facoltà di farmacia, si trovano proprio nell’alveo del corso d’acqua!), non erano da sottovalutare, ma…figurarsi se qualcuno ci ha pensato, troppo sforzo, eh? Come se i torrenti fossero declassati a semplici perdite di rubinetto, roba da nulla, altroché! Bisognava aspettare il disastro e che delle povere vittime ci lasciassero la pelle, eh per rendersi conto che a pensarci bene, forse qualche errore nel calcolo dei potenziali rischi è stato commesso? Infami, bastardi!!!

In questo caso, i miei strali però sono rivolti al Governo, perchè a quanto pare 3 anni fa era stato presentato un pacchetto di opere che comprendeva la messa in sicurezza del Bisagno, erano state stanziate risorse poi RITIRATE per esigenze finanziarie!
VERGOGNA!

Proprio ieri avevo previsto una discesa nella mia adorata terra che mi manca ogni giorno di più, perchè la prossima settimana avrei dovuto sbrigare un po’ di faccende in giro per uffici, e penso che questo viaggio mi rimarrà a lungo impresso nella memoria.
Scandito in continuazione da chiamate apprensive per sapere se gli Amici e i parenti stavano bene, dal tam tam degli amici conosciuti e non di Twitter, che mi tenevano aggiornata sull’onda di piena e sulle condizioni di viabilità cittadine.Una pioggia incessante e il vento, fortissimo a peggiorare la situazione; la voce rotta di mio fratello che guardava dalla finestra la propria auto trascinata dalla forza di quell’acqua scura e fangosa, l’apprensione di una moglie che non aveva più notizie del marito, che poi si è scoperto aveva spento il telefono ed era rimasto in piazza a soccorrere un suo paziente colto da infarto.Prima il breve tragitto compiuto in treno per poi rendermi conto che me la stavo proprio andando a cercare, poi il viaggio in autostrada con un buio irreale, le gallerie rimaste senza corrente, sembrava la fine del mondo.
Ed i messaggi di tanti nuovi Amici twitteri che leggendo nella mia ‘bio’ che sono di Genova, mi chiedevano come stavo e se avevo bisogno di qualcosa.
Grazie a tutti, io al momento e per tutto il week-end mi trovo in una località dell’estremo Ponente che non è affatto risparmiata da questa perturbazione fortissima, scappa pure la voglia di uscire a comprare un kg di pane.
Lunedì tornerò in città, e a questo punto, al diavolo il lavoro e le pratiche familiari da sbrigare,ci sarà bisogno di una mano, e non mi tiro sicuramente indietro.
E chiudo con una critica al Sindaco Vincenzi che mi pento di aver votato, perchè nonostante fosse stato diramato lo stato di allerta, non è stato fatto nulla per arginare il peggio a partire dalla chiusura delle scuole che non c’è stata, e nemmeno la rimozione di quelle auto che poi hanno fatto da ‘tappo’ al momento dell’esondazione.
E’ facile poi fare ‘bla bla’ in giro per tv private e contatti telefonici con le reti a diffusione nazionale, parlando di pluviometri gialli, verdi e ciclamino, difficile mettere in pratica i buoni propositi, o ‘zarina’ del cazzo!
Invece di parlare, munisciti di pala e inizia a dare il buon esempio!
E visto che nel frattempo è già partito tutto il gioco dei rimpalli delle responsabilità sulle sulle colpe vere o presunte, mi sento di chiudere con un proverbio nel nostro dialetto che da solo dice tutto:
“A corpa, a l’è una bagascia che no veu nisciun.”
E già che ci sono, uno lo dedico al Governo:
“Se i disonesti foissan nuvie, ghe saieiva de longo o diluvio.”