Mai dire Chef! Prima parte: Andiamo a festeggiar….

Io sono la classica figlia che fa parte della categoria: ‘Meglio perderla che trovarla’. Rognosa, polemica, pignola, scassacazzo. Però sono anche capace di grandi slanci di affetto generosamente concreti, perchè mia madre (la mitica Pina), odia le smancerie di qualsiasi tipo, ed è più contenta se al posto di un bacio o un abbraccio, ci casca un regalino o un invito a pranzo. Mica stupida la signora, eh?
Fatto sta, che qualche annetto fa in occasione della ricorrenza della festa della Mamma, stanca di scervellarmi sul presentino da farle, ho deciso di prendere tre piccioni con una fava (dovevano essere due, ma io o faccio le cose per bene e in grande stile o niente)prenotando un lauto pranzo presso il ristorante di uno dei giovani chef che si avvicendavano su Rai 1 nel programma:’La prova del cuoco’. Trasmissione che a casa mia è seguitissima da anni, anche se mia madre è sempre molto critica con l’Antonellona, soprattutto quando si tuccugna i capelli e poi mette le mani sul cibo, senza lavarsi le mani.
We, io sarò pure zeneise, ma quando si tratta di far stare bene le persone che ho a cuore, non bado a spese. :mrgreen:
Fatto sta che una sera mi metto d’impegno e vado a cercare sul web il sito di questo ristorante che avevo sentito nominare durante una puntata della trasmissione, quando la Clerici incalza di domande lo chef di turno, nei 20′ che il cuoco ha a disposizione per disputare la gara culinaria.
Francamente la prima impressione non è stata favorevole in quanto la presentazione della pagina era piuttosto bruttarella e rustica, ma si sa che se si va al ristorante non si mangia il sito, quindi tralasciate le impressioni delle apparenze, ho dato una scorsa al menu, la storia e tutti i vari links, e mi sono convinta a telefonare.
D’altronde la proposta dei piatti era accattivante, e il pensiero di poter conoscere una ‘star’ televisiva facendo così un triplo figurone con mia madre e mia figlia, mi ha convinta che era la scelta giusta.
L’indomani telefono a mia madre e le dico di non prendere appuntamenti per la domenica, perchè si esce a pranzo.
“E dove mi porti?”
“Sorpresaaaa!!!”
“Uff, che antipatica che sei. Ma almeno dimmi se è vicino o lontano.”
Mi prendo tempo per fare un saltino sul ‘ViaMichelin’ e calcolare il percorso:
“Pina, stai tranzolla che sono solo 35 km.”
“Ah beh, sai che non mi piace stare in auto troppo tempo.”
Faccio per chiudere la comunicazione, e torna all’arrembaggio:
“Mi porti in quel posticino che conosci tu ad Arenzano????”
“Noneeeeeeeeeee! Basta, tieniti la tua curiosità e ci vediamo domenica!”.
Giunge così il week-end, ed io per fare la cose ancora più la ganassa, arrivo direttamente in auto dalla Germania, con la mia A6 Avant aziendale che c’aveva il navi di serie.
Ammetto che avevo pianificato tutto, ma non sapevo manco da che parte girarmi per raggiungere questa località sita nell’entroterra e pure abbastanza in alto. Dunque, piuttosto che stamparmi la mappa ho pensato bene di affrontare un viaggione con la macchinona, e dunque alla mezza della Domenica sono già lì sotto casa tutta agghindata come non mai, prevedendo di andare in un posto sciccoso.
Mia madre ancor prima di dirmi ‘ciao’, mi fa notare che la mia mise è un po’ troppo scollata (per lei tutto quello che non è a girocollo è scollato), e dopo essersi accomodata in auto esordisce subito con un:
“Vediamo di arrivare alla svelta, perchè inizio ad avere fame.”
Pura poesia….
Nel frattempo ho impostato il navigatore che ci indirizza verso l’Autostrada, e da lì dobbiamo raggiungere Busalla, per poi uscire e proseguire verso la meta su strade a me sconosciute.
Bab seduta dietro è tutta esaltata e continua a chiedersi dove le sto portando, io sono lì che guido e friggo al contempo, perchè sono convinta che le lascerò senza parole. Almeno, così penso.
Uscite a Busalla, continuo a seguire le indicazioni, e mia madre:
“Manca molto?”
“Oh, ma rilassati….stessimo andando ad Arenzano ci metteremmo di più!”.
Il navi ci fa uscire dal paese e ci indirizza verso la meta facendoci imboccare una strada talmente stretta, ma così stretta che mi fa pentire al volo di non aver preso la più maneggevole e piccola VW Polo. Un simpatico cartello annuncia 3 km di curve, ed io inizio a sudare copiosamente nella mia camisella di seta. Se non altro penso a qualche disgraziato che potrebbe scendere in senso opposto da un momento all’altro, ed io con la mia fortuna, non saprei come fare per scansarmi visto che alla mia destra oltre ad esserci la banchina cedevole, ci sta pure la quasi totale assenza di guardrail. Zittisco persino la voce del navi, perchè sono così tesa che mi da fastidio tutto e non vedo il momento di giungere alla meta. Sul display vedo la bandierina a scacchi, ma pure il tracciato ancora da percorrere, che non è proprio una passeggiata.
Belin, questa non è sicuramente la strada da percorrere dopo aver buttato giù qualche calice, secondo me al ristorante non tengono nemmeno la carta dei vini, per non avere poi la clientela sulla coscienza.
Dietro di noi si è formata una discreta coda di auto, quindi mi innervosisco il quadruplo, ma d’altronde più di così non posso fare e da quello che penso di intuire, stiamo raggiungendo tutti la stessa destinazione. Mi viene in mente come in un flash che è giorno di Prime Comunioni e quindi nulla di più facile che ci sia la sala prenotata per questo evento.
La Pina che per la cronaca soffre terribilmente il mal d’auto, ha un colorito grigiastro e mi chiede di impostare le curve in modo meno arrembante, al chè cerco di mollare le mie velleità da pilota di rally e torno a fare la conducente formato famiglia, l’ultimo tornante ci regala l’immagine di una Madonnina bellissima piazzata in una nicchia della roccia a strapiombo sulla nostra sinistra e finalmente il percorso torna in piano chiudendosi in un grosso piazzale. Teoricamente dovremmo essere arrivate. Ma com’è che non c’è un cartello o un’insegna che indica il ristorante? Vedo una costruzione grigia, bassa e bruttarella con una verandona molto anni ’70 dove sono appese le placche dei gelati, a fianco ci sta il Santuario e qualche centinaio di metri più avanti, una strada che sale per i boschi ed una casa privata.
Mi sa che ho sbagliato qualcosa, ma la meta è questa, tutto corrisponde.
Scendiamo dall’auto, e mia madre riprende al volo un po’ di colore, io mio guardo attorno fingendomi sicura di me, ma francamente non ci sto capendo nulla: dove cavolo siamo finite?
A giudicare dall’odore di fritto, dovremmo essere sul retro del ristorante, ma siccome ‘sto coso mi pare tutto meno che un locale, decido con i miei tacchi a spillo di farmi un ciappellino di strada in salita sperando di vedermi palesare innanzi un locale super chic, decisione di cui mi pento subito amaramente, al punto che ridiscendo con la classica andatura di una che sta calpestando le uova.
Bab e mia madre mi guardano con un grosso interrogativo a led luminosi, ed io:
“Ragazze, vi ho portate a pranzo nel locale di Y.R.!”
E mia madre: “Ah sì? e dov’è?”
Uggesù, quando mostra questo entusiasmo da patibolo, mi fa staccare anche le perline dal paralume che tengo a casa. “Mami, sei un mito!” Urla Bab saltandomi addosso e buttandomi le braccia al collo. Almeno lei apprezza, vedo.
E la Pina, sempre molto pragmatica e poco affine ai ghirigori:
“E dove sarebbe?”.
“Calmaaaaa, adesso ci arriviamo!” e le porgo il braccio con fare galante, mentre penso se il posto è giusto, non vorrei che il locale sta da un’altra parte e ci troviamo in un punto di ristoro a mangiare pane e salame su di una tovaglia a quadrettoni.
I commenti di un capannello fermo alla ringhiera ad ammirare la Madonnina, mi leva dagli indugi, stanno parlando dello chef, allora è tutto ok, siamo nel posto giusto.
All’ingresso della veranda veniamo accolte dal proprietario che è il cognato della star, ed è di un malmostoso incredibile. Va bene che noi liguri non siamo mostri di simpatia, ma ‘sto qui è proprio un concentrato di ‘muscio’ pazzesco.
Io pensavo che il verandone fosse solo apparenza, ma pure all’interno il locale era nello stesso stile délabré e terribilmente datato con tanto di pareti perlinate a metà (pareva la trattoria della Gina)ed i muri scoperti in strullato erano rivestiti di una patina caliginosa, dovuta al lavoro della grossa stufa a legna piazzata in mezzo al locale. Una bella mano di bianco non avrebbe affatto guastato. Veniamo fatte accomodare a un tavoletto d’angolo, perlomeno da lì riusciamo ad avere la visuale sull’ingresso ed il salone che è stato interamente prenotato per festeggiare un comunicando. Se l’avessi saputo prima, col cavolo che mi mettevo tutta sciccosa, un paio di jeans e una camisella avrebbero fatto la stessa figura, qui di lussuoso non c’è proprio nulla.
Ne abbiamo la riprova quando ci vengono consegnati i menu, stampati su fogli A4 e pure pieni di correzioni, che poi vengono di nuovo rettificate dal patron, nel momento in cui passa a prendere le ordinazioni. Cioè, prima mi fai venire l’acquolina e poi mi dai la mazzata? Non esiste proprio!!!
Decidiamo (io e la Pina) di prenderci due antipasti e Bab preferisce passare la mano, riservandosi il piacere di fare un assaggio delle nostre portate. Poi, ordino due primi (per me e Bab) e la Pina vorrebbe passare direttamente al secondo, ma il suo desiderio di orata alla ligure viene smorzato dal patron che, sempre con il suo modo di fare assai scontroso, l’avvisa che non v’è certezza sulla disponibilità del pesce, tutto dipende dalle scelte degli avventori della sala festaiola: se qualcuno rinuncia al piatto, allora potrà essere accontentata, altrimenti dovrà accontentarsi di qualcos’altro. Mai visto un locale dove acquistano il pescato col bilancino, eccheccazzo!
Fra l’altro, noto che l’orata è l’unico pesce presente nella lista, per il resto sono tutti secondi a base di carne.
Tengo pure a specificare, che le nostre scelte non sono state troppo apprezzate dal proprietario, in quanto pareva un disonore che mia figlia rinunciasse a prendere l’antipasto (povera, il giorno prima non era stata troppo bene), e lì mi era venuto lo sghiribizzo di dirgli che il coperto l’avremmo pagato comunque; poi anche il fatto che avessimo slalomato le comande senza prendere il trio ‘antipasto-primo-secondo-’ pareva una scelta al risparmio. Ed ho notato quanto guardava male la mia borsa Vuitton, mi ha fatto sentire una pezzentona, ma cosa si aspettava, che arrivavano tre maiale all’ingrasso? Io se mangio le tre combinazioni, poi mi devono portare via con il carro ponte, non lo faccio per grettezza, ne va di mezzo la mia salute, eccheccavolo!
Consumiamo dunque l’antipasto (ottimo) con un incombente ‘ansia da orata’, perchè mi scoccerebbe che mia madre vedesse delusa la sua aspettativa, vorrei che tutto fosse perfetto e renderla felice in questa giornata festaiola, anche se finora per quanto stiamo mangiando abbastanza bene, mi rendo conto che da questa giornata m’aspettavo forse tutta un’altra cosa. Dalla location in primis, all’accoglienza. E mentre si pranza, mia madre ne ha da dire sul muro fuligginoso, sulle perline alle pareti, sulla collezione di ippopotami dello chef, che fa mostra di sè in ogni angolo del locale, toilettes comprese.
Non è che in un adito di dannunziana memoria, nel salone a fondo tavolata al posto della tartaruga imbalsamata morta d’indigestione, ci sta un Pippo della ‘Lines’? (1-Continua…)

34 thoughts on “Mai dire Chef! Prima parte: Andiamo a festeggiar….

  1. Non c’è che dire, hai un talento straordinario nel narrare, mi fai pensare ad una versione divertente di Piero Chiara, dovresti investirci sopra a questa tua eccezionale dote!
    Il tuo dipingere la Pina è di uno spasso unico, mi vien sempre da pensare da chi possa aver preso Bab per essere di tutt’altra pasta, agli estremi opposti, rispetto alla nonna.
    Credo che seguire troppo certe trasmissioni poi induca a prendere delle fregature, a meno che il seguito del racconto non me ne dia una clamorosa smentita!
    Mi è rimasto un interrogativo, che debbo attendere per poter sapere, mica la Pina sarà andata a farsi dare la bomboniera da quelli della prima comunione?
    Ciao fantastica Sò, che ti debbo dire, che sei un portento di donna! Un abbraccio immenso!

    • Belin, addirittura mi paragoni alla versione divertente di Piero Chiara? Troppa grazia, Amico mio, non merito così tanto u_u
      Pure io mi domando spesso da dove salta fuori la Pina, sicuramente Bab ha preso i geni che mi ha tramandato il mio adorato babbo: silenziosa, attenta e saggia. Nella mia ‘carriera’ di girovaga fra ristoranti rinomati e non, ti posso dire che questa è stata l’unica mezza delusione, ma non era colpa dello chef, bensì del patron. Infatti nel momento stesso in cui qualche mese dopo, la ‘star’ ha deciso di andare da un’altra parte a gestire la cucina di un Hotel, per lui la musica è cambiata in meglio, e perlomeno ora è libero di gestire la cucina e gli acquisti. Mai più orate numerate, per intenderci. e la giusta accoglienza al cliente. Come ho scritto nel commento a Lilla, quello è il classico locale dove ci devi andare a mangiare quasi per forza, perchè se non ci sali per il pellegrinaggio al Santuario, col cavolo che una sera ti viene in mente di pigliare l’auto e rischiare di precipitare nella scarpata per andare a mangiare da un mugugnone.

  2. Ahahahah sister…continua, continua!!! Ma sai che la tua avventura l’ho già vista in altri film? Chef strombazzati da giornali e tv e con locali, come dirti….leggerissimamente al disotto delle aspettative. Rimasti al look trattoria anni ’70 o anche prima. Spero almeno il cibo fosse buono ed il conto giusto…
    Ricordo un’esperienza di questo tipo con i miei. Correva il lontanissimo 1982 . Nel settembre di quell’anno, io ed i miei ci eravamo concessi una mini-mini vacanza umbro-marchigiana con il pretesto di lontani parenti da visitare. Ricordo che l’ultimo giorno, nella zona del Trasimeno, ci trovammo in strada a mezzodì. Qualcuno, interpellato da mio padre, ci consigliò la ” trattoria tal-dei-tali” famosissima e con megachef da urlo. Arrivammo ad una casa colonica assai malmessa ( ora si direbbe “shabby” , dimenticando che significa “squallido”) persa in mezzo ad un oliveto sconnesso assai bisognoso di cure e con erbacce alte un metro. Pranzo a base di ravioli , pasta casereccia, fritti di verdura, ecc ecc…insomma, esattamente tutto quello che le mie nonne preparavano d’ordinario ogni settimana, locale cui mancava solo la lampadina pendente dal soffitto per essere uscito da un film neorealista e…conto più salato di quello del discreto albergo dove avevamo pernottato, cenato e fatto colazione. Chi fosse lo chef e cosa facesse, devo capirlo ancora adesso….:///

    • Credo di aver capito perchè siate fra voi sister!
      Avete entrambe il dono di raccontare con realismo, e pure dirvertire, anche di cose e situazioni che altrimenti farebbero tutt’altro effetto!!
      Per me amiche ancora più care!!!

      • Vedi caro Sergio? Questa è la magia del web. :*

    • Sister, dovresti farci un post, questa tua disavventura è semplicemente epic!
      Come ho già scritto nella risposta a Lilla, il problema era il cognato patron che si fregiava della presenza in cucina dello chef televisivo, ma oltre a farlo sgobbare e a concedergli qualche momento fra i tavoli, poi lo relegava come un ‘cenerentolo’ fra i fornelli e di conseguenza anche se si mangiava bene, perchè non posso dire male delle portate; c’era ‘sta atmosfera pesante che rendeva il pasto poco sopportabile. Fra l’altro che mi aveva fatto girare le balle non poco, era stato il non trascurabile dettaglio della faccia schifata del patron quando abbiamo ordinato, perchè oltre a non aver chiesto la carta dei vini, non è che abbiamo richiesto chissà quante portate, forse lui s’aspettava che ci strafogassimo come delle maiale all’ingrasso. Mi era venuto lo sghiribizzo di dirgli: “Guarda che il coperto di mia figlia lo paghiamo cmq, mica chiediamo lo sconto!”, perchè poi ‘sto fetente era ed è tutt’ora un personalista smaccato, e con quelli che spendevano e gli andavano a genio, erano sorrisi e leccate di culo. Per noi….se levavamo presto il disturbo era già buona cosa. :/

  3. Bellissimo!!!!!!
    Ho riso di gusto…….aspettando il secondo tempo.
    Buon lunedì e buon inizio di settimana,
    Luciana

    • Ciao cara, sono lieta di averti movimentato il lunedì con una sana risata.
      E questo è ancora nulla, il prosieguo è un crescendo rossiniano. :D
      Un abbraccio e buon martedì!

  4. Aspetto con ansia anche io il secondo tempo, intanto rido ancora per l’espressione: “Pina, stai tranzolla che sono solo 35 km.” Ahahahaha!

    • Benvenuta nella mia casina, sono davvero lieta di averti regalato un momento di ilarità, se avrai la pazienza di aspettare il prosieguo, ti garantisco un sacco di risate :mrgreen:

      • Non vedo l’ora!

    • Stay tuned ;)

  5. hahahaha….aspetto il seguito!…. Buon inizio settimana cara Sonja e un bacione a Bab!

    • Felice di aver stuzzicato la tua curiosità e di averti fatto ridere e sorridere, ti mando un abbraccio doppio, e….presto la seconda puntata. ;)

  6. Ah ah ah ah

    • E il bello deve ancora venire. Non scordare che la Pina è una mina vagante ;)

  7. qualcosa mi consiglia di non recarmi presso quel ristorante…
    ma chi sarebbe ‘sto chef???

    • La nostra Lilla ha azzeccato in pieno, si vede che pure lei è un’affezionata de: ‘La prova del cuoco’. :D
      Come ho scritto nella sua risposta, la colpa non era dello chef, bensì del cognato e infatti da lì a pochi mesi, ha smesso di fare manovalanza in quel tugurio e si è spostato altrove, guadagnando spazio e soprattutto indipendenza.
      E comunque è bravo, non avrà alle spalle la formazione di un Cracco o del mio Amico Marco Parizzi (altra star del programma della Clerici), però se la cava bene.

  8. mi sa ‘ che per il ristorante abbozzo…. :-) un abbraccio!!

    • Lo chef (per fortuna) a Giugno dello stesso anno, ha deciso di mollare il cognato despota e si è messo per conto suo, adesso gestisce il ristorante di un Hotel nei pressi di Ovada. :D
      Un abbraccione!

  9. Se ho capito chi è il tipo in questione, il suo piatto forte sono ‘gnocchetti di panissa con pinoli, speck e zafferano’ siete riuscite a mangiarli o avete dovuto ‘smezzare’ i pinoli con gli invitati della sala accanto??? :-)

    • STANDING OVATION PER LILLA!!! Brava, brava, bravissima! E’ proprio lui!!!!
      Per dirla tutta, qui la colpa non era sua, bensì del cognato che era ed è il proprietario del locale e di conseguenza faceva e fa come più gli garba.
      Hai presente quei luoghi di pellegrinaggio dove trovi un solo ristorante e se non vuoi morir di fame, ti tocca entrarci per forza se non hai l’alternativa di un foglio di focaccia o il coraggio di riprendere l’auto ed affrontare strada scalognata e tornanti? Ecco, questo locale osserva rigorosamente la filosofia sopracitata, se non fosse che nel periodo in cui la cucina era gestita da Y., il volume d’affari si era moltiplicato, visto che le apparizioni televisive erano state una bella cassa di risonanza, e tutto sommato si mangiava anche bene. Peccato solo che lo chef faceva manovalanza e poi presenza fra i tavoli a fine pasto o per le presentazioni di piatti importanti, ma tutto il resto era gestito dallo scorbutico patron, il quale ha dato in tutti i sensi dimostrazione di avere un braccino extra corto. Gli gnocchetti non erano presenti nel menu, ma abbiamo davvero rischiato di doverci contendere l’orata con i commensali della sala accanto. Se ci fosse stato Emilio Fede, avrebbe detto: “Che figura di m****!” :D

  10. C’è una cosa che spicca nel racconto e che ti hanno fatto già notare: la narrazione. Secondo me hai talento. Poi la storia in se è spassosissima, da come descrivevi mi aspettavo una trattoria alla Fantozzi, dove entri e ti servono il rancio e devi pure stare zitto!
    Che dire, aspetto il seguito, poi magari facciamo una finction, indovina con chi? ma con Beppe Fiorello ovviamente, anche se al momento non vedo nessuno sfigato in vista che possa interpretare :-)

    • Ahahahahah, per mettere alla prova le qualità di attore di Beppe Fiorello, in questo caso dovremmo fargli interpretare il patron (sfiderei chiunque a rendersi più antipatico di quello!), o visto che la parte lesa alla fine sono io, dovrebbe interpretare me. :mrgreen:
      Allora sì che sarebbe candidato all’Oscar :D
      Grazie mille per il complimento, narrare delle mie disavventure è forse la cosa che mi riesce meglio.
      Ho già pronto il prosieguo, quando mi rendo conto che la lettura diventa troppo lunga, preferisco frazionare il post, così che non vi annoiate e vi tengo in sospeso con un pizzico (spero) di curiosità.
      Dunque…stay tuned ;)

  11. Ho capito !
    La sera prima avevi mangiato la peperonata e questo è solo l’incubo da digestione difficile !

    • Pensa che, conoscendo bene il mio stomachino, non mangio mai cose pesanti prima di andare a fare la nanna. E per godermi al meglio quel pranzo, il giorno precedente mi ero sottoposta a un regime a base di crescenza e risino in bianco :mrgreen:

  12. M’è venuto il mal d’auto!
    *BURP!*
    Poi mi sganascio “guardandoti” camminare in bilico sui tacchi per lo sterrato, rido “guardando” la tua espressione nel contemplare la veranda (abusiva sicuramente) il perlinato e…gli ippopotami!
    Scommetto che non avevi neppure fatto una ricerca con google per stanare qualche recensione sul ristorante e te ne stavi pentendo amaramente. E poi c’era il giudizio della Pina in agguato…
    mammamiaaaaaaaaaaaaaa!
    M’è sembrato di essere con voi!
    Anch’io ho avuto l’immagine di un film di Fantozzi…
    Che ridere…e che rabbia!
    Aspetto il seguito e spero che non ci siano stati…”squaraus”!
    (Io l’avrei avuto certamente! Soprattutto per la rabbia!)

    • Ho scoperto solo poi, che il locale non era altro che la canonica del Santuario, ma ciò non toglie che se l’avessero reso un cicinin più accogliente e soprattutto ordinato, avrebbe fatto tutt’altra figura. Infatti a memoria mia di altri luoghi di pellegrinaggio da me visitati, ho avuto modo di vedere che le strutture erano sicuramente meno sgaruppate. Nel caso specifico (ed eravamo a Maggio), una bella imbiancata a pareti scoperte e soffitto, ci stava tutta. Mio zio che abita in Piemonte, sotto la propria abitazione, in quella che viene definita ‘la crotta’ (proprio con la c, e significa scantinato), ne aveva ricavato una taverna, ed avendo fatto fare le pareti in perline e strullato, a ogni spegnimento del camino per la bella stagione, dava il bianco con l’aerografo. Poca fatica e massimo risultato. Ai tempi non avevo pensato a are una capatina su ‘trip adisor’ giusto per farmi un’idea (alla fine poi mi baso sempre sulle impressioni mie, perchè si sa che non è buono ciò che è buono, ma è buono ciò che piace), perchè pensando che lo chef stava in tv, sicuramente aveva a disposizione un locale con i controcazzi. Ribadisco che in questo caso, il cuoco non aveva colpa alcuna di quello scempio, era tutta colpa del cognato patron e lui stava solo a fare manovalanza. Devo dire che almeno il cibo era buono, nessuno squaraus, ma…non ti posso anticipare altro, altrimenti tolgo l’effetto sorpresa della prossima puntata ;)

  13. Oddio mio Sonja, mi fai morire dal ridere!!!!
    Il tuo modo di descrivere e di raccontare le cose mi lascia davvero a bocca aperta!!!!
    Sei proprio strepitosa!!!!!
    Aspetto con ansia la continuazione… :-D

    • Grazie Debby, ce la metto tutta, perchè dovete essere lì presenti anche voi ad ‘osservare’ la scena. :D
      Ti abbraccio fortissimo :*

  14. Qui mi sento a casa. vieni a trovarmi nel mio blog? Lo spero!

  15. Uffa, voglio sapere il resto della giornata, ammazza ma dove l’hai trovato questo locale :D :D
    Forse era meglio andare altrove, chissà almeno l’accoglienza sarebbe stata un tantino diversa.
    Certo che hai una capacità di scrivere e di narrare le cose indiscutibile, ogni volta che leggo un tuo post mi sembra di essere lì accanto a te ad osservare la scena :)
    Vabbè adesso mi tocca aspettare la seconda parte, sperando che sia come quella che ho letto adesso.
    Un abbraccio Grande Sò, salutami Bab

    • Sono felice di essere riuscita a rendere appieno la situazione, voi Amici quando mi leggete dovete essere lì e ‘vedere’ tutto quello che accade. Dall’ambiente, alle nostre facce, fino a leggerci nel pensiero, e magari ‘soffrire’ con noi. :mrgreen:
      Io mi ero fidata della cassa di risonanza che i gettoni di presenza in un programma tv possono rappresentare come garanzia.
      Certo, se avessi letto magari qualche recensione, avrei potuto regolarmi di conseguenza, ma sai com’è…in quel caso sono andata sulla fiducia pensando all’effetto sorpresa del vedere lo chef superstar, o meglio il ‘cuoco puffo’ come veniva definito dall’Antonellona nazionale :)
      Mi è toccato frazionare il post, per non appesantirvi troppo altrimenti veniva fuori un papiro :mrgreen:
      Un abbraccione doppio e stretto a te, con tanto affetto!

  16. riesci a rendere giornate normali avvicenti caricandole di patos devoleggere il seguito ciao un bacione

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